Introduzione

In uno stato di salute, provare dolore è una risposta essenziale che serve a proteggere il nostro corpo da situazioni dannose o potenzialmente pericolose. Sentire dolore, infatti, ci fa evitare temperature estreme, pressioni eccessive o sostanze nocive contribuendo, così, a preservare la nostra sopravvivenza.

Ma esattamente da dove si origina il dolore? Insieme scopriremo che la risposta risiede nel sistema nervoso periferico.

Il sistema nervoso periferico come informatore del cervello

Il sistema nervoso periferico (o PNS) è una rete complessa di nervi che si estende in tutto il corpo, svolgendo un ruolo essenziale nel connettere gli organi e tessuti periferici al sistema nervoso centrale. Quest’ultimo è composto da midollo spinale, collocato all’interno della nostra colonna vertebrale, e dal cervello.

Per comprendere meglio il suo ruolo, possiamo suddividere il PNS in due componenti principali. La prima di queste è il sistema nervoso periferico autonomo, che agisce come un messaggero tra il cervello e il resto del corpo, regolando funzioni vitali come la pressione sanguigna, la temperatura corporea e persino la sudorazione.

La seconda componente è quella del sistema nervoso periferico sensoriale, che svolge un ruolo cruciale nel trasmettere informazioni provenienti dagli organi, come la pelle e gli organi interni, al sistema nervoso centrale dove il cervello elabora i segnali. Tra i vari tipi di stimoli a cui il PNS sensoriale risponde, ci sono anche quelli dolorifici, i quali vengono rilevati da specifiche fibre nervose chiamate nocicettori, dei veri e propri "sensori del dolore".

I nocicettori come abili guardiani in difesa del corpo

I nocicettori sono neuroni altamente specializzati con il compito di riconoscere con precisione gli stimoli dolorifici.

Le estremità dei nocicettori sono disseminate in tutto il corpo e sono dotate di una vasta gamma di recettori, che possiamo immaginare come interruttori progettati per essere accesi da stimoli dolorosi di varia natura. Alcuni interruttori rispondono a stimoli termici, come il calore estremo o il freddo, mentre altri reagiscono a stimoli meccanici, come pressione o stiramenti eccessivi, altri ancora sono invece specifici per sostanze chimiche nocive.

Ma i nocicettori non rispondono soltanto a stimoli esterni, come il contatto con una superficie molto calda o una con una sostanza corrosiva. Essi possono entrare in azione anche quando vengono in contatto con i cosiddetti mediatori dell’infiammazione. Queste molecole, invece di provenire dall’esterno, vengono prodotte dal nostro corpo in risposta, ad esempio, ad un danno tissutale, come può essere un taglio sulla pelle, o a un’infezione, come quella che causa un fastidioso mal di gola. Le molecole infiammatorie, oltre a segnalare ad apposite cellule che “c’è un danno da riparare” o “un’infezione in corso”, attivano anche i nocicettori per innescare comportamenti “protettivi”.

Ad esempio, quando ci tagliamo, tendiamo ad non usare il dito o la mano ferita perché ci fa male e questa risposta aiuterà la pelle a cicatrizzarsi! In altre parole, il dolore ci induce a compiere azioni che favoriscono la guarigione!

Il viaggio dei segnali di dolore nel corpo

Potresti chiederti come fanno i nocicettori, disposti in periferia, ad influenzare i nostri comportamenti. Per capirci di più, dobbiamo esaminare cosa accade alle fibre del dolore una volta attivate.

In questi casi, i nocicettori sono capaci di convertite lo stimolo (es. pelle danneggiata, gola infiammata ecc) in un impulso elettrico con un processo noto come nocicezione. A questo punto, il messaggio di allerta verrà trasferito, tramite lunghi “bracci neuronali” detti assoni, al sistema nervoso centrale con una velocità minima di 2 m/s.

Qui, prima nel midollo spinale e poi nei centri superiori del cervello, il segnale verrà elaborato ed emergerà la vera e propria percezione del dolore caratterizzata da sensazioni specifiche influenzate dell’origine del dolore. Ad esempio, il dolore può essere “sordo e profondo”, “bruciante”, “come una scossa elettrica”. Per questo, unə medicə potrebbe chiederci non solo “dove”, ma “come” sentiamo male. In alte parole, le caratteristiche del dolore, ci possono dare delle indicazioni molto preziose su cosa sta accadendo nel nostro corpo.

Quando percepiamo dolore, metteremo in atto una serie di comportamenti di protezione, ma osserveremo anche l’emergere di emozioni associate all’esperienza dolorosa. Come ci spiega l’International Association for the Study of Pain, infatti, il dolore è “un’esperienza, sensoriale ed emotiva, spiacevole associata ad un danno tissutale reale o potenziale, o che ricalchi tali caratteristiche”. Pertanto, il dolore è fortemente influenzato dalle caratteristiche biologiche e psicologiche della persona, così come dal contesto sociale.

Studiare il sistema nervoso periferico per comprendere il dolore cronico

In conclusione, la percezione del dolore è un processo incredibilmente sofisticato e, allo stesso tempo, altamente personale. Questo processo, quando il nostro corpo si trova in uno stato di salute, svolge un ruolo essenziale per proteggerci da situazioni dannose e favorisce la guarigione.

Studiare il sistema nervoso periferico nocicettivo, però, non è unicamente di interesse accademico o divulgativo.  Questo processo è altrettanto fondamentale per capire cosa accade quando non opera in modo appropriato e, quindi, sviluppare terapie efficaci.

È possibile, infatti, che il sistema nervoso periferico subisca delle alterazioni sia fisiche che nel modo in cui funziona (es. sensibilizzazione periferica) e che il dolore perda la sua funzione protettiva diventando, quindi, patologico, un aspetto tipico delle condizioni di dolore cronico.

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